Torre del Cavallaro

Le incursioni saracene che diventavano sempre più frequenti sul territorio calabrese, spinsero le popolazioni rivierasche, durante il periodo feudale, a munirsi di torri di guardia per prevenire gli  attacchi predatori. Inizialmente era stato un tentativo isolato, attuato da privati o da organismi religiosi. Infatti sarà soltanto durante la dominazione Sveva ed Angioina che il disegno di difendere l’intero territorio con torri si concretizzerà in un sistema uniforme e completo di difesa.

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Furono così edificate torri a guardia dell’intera costa, soprattutto nei luoghi in cui gli sbarchi avrebbero potuto verificarsi e dove maggiori erano le insidie. Le torri edificate in territorio calabrese erano pressappoco di due tipi: quelle prettamente di guardia e quelle di “sopraguardia” le quali erano spesso intercalate tra le prime ed erano munite di uomini e armi. L’incarico delle torri di guardia era quello di avvisare la popolazione dell’arrivo dei corsari o di nemici e permettere così alla gente di mettersi in salvo. Inizialmente queste torri erano presidiate da sei torrieri e da tre cavallai che attuavano un servizio di collegamento fra le varie torri e i centri abitati.

La torre del Cavallaro di Gioiosa Marina in passato fu anche detta Torre Borraca o Torre di Spina, ed attualmente è nota soprattutto col nome di Torre del Cavallaro o del Cavaliere.

Il nome di Torre Spina le fu derivato da quello di una casa feudale gioiosana, quella degli Spina, che si fuse poi, nell’ 800 con il casato dei Pellicano.

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La tenuta in cui sorge, presso la stazione ferroviaria dello Stato, fu di proprietà del Marchese Pier Domenico Pellicano Spina, ricco  proprietario terriero della zona.

Ufficialmente la Torre è considerata come una fortezza del sec. XVI, ma secondo A. Frangipane, la sua fondazione risale ad età bizantina ed è dovuta ad opera dello stratega greco Niceforo II Foca, il quale per arginare l’impeto delle orde saracene, attuò un dispositivo di torri costiere lungo i litorali della Calabria ( aa. 885- 894). Verso la metà del ‘500, poi, durante il predominio spagnolo, il Vicerè Don Pietro di Toledo attuò nella Vallata del Torbido un  potente sistema di monumenti difensivi, restaurando e ripristinando, probabilmente facendovi anche aggiungere la scarpata del basamento a titolo di rafforzamento, la vecchia Torre Borraca, ponendola in collegamento in linea d’aria, con l’aragonese Torre Galea, sita nell’immediato entroterra..

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La Torre, di forma cilindrica, rastremata nella sua metà superiore, è costruita in muratura ordinaria in calce e pietrame, e nel suo tessuto  edilizio incorpora materiale archeologico dalle vicine Thermae romane e dal vicino Theatrum. L’edificio si compone di due parti: la parte inferiore, massiccia, impostata a scarpa e la parte superiore, più snella, provvista di reliquie litiche monumentali. Le due parti costruttive sono fra di loro separate da una cordonatura lapidea posta all’altezza della giusta metà del fortilizio. In alto, nel coronamento, correvano tutt’intorno i modiglioni e i merli a giro di mensole, com’è dato rilevare dagli scarsi avanzi ancora esistenti nel lato nord- est. Nella base vi è la porticina d’ingresso, nella parte superiore invece un finestrone profilato litico, sormontato da arco a tutto sesto. Il nome di Torre del Cavallaro, o del Cavaliere è dovuto al fatto che due vigili a cavallo, dovevano segnalare al terriero l’eventuale approssimarsi delle masnade barbaresche. I cavalli, erano forse forniti da un allevamento di stanza nel posto in cui  adesso sorge una contrada che porta il nome di Cavalleria probabilmente a ricordo dell’antica preminente attività.

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La Torre dovette essere probabilmente anche in collegamento visivo con gli analoghi apprestamenti dei centri costieri vicini, come Torre Tamburi di Mocta Sideroni (Siderno) e la Torre Pizzofalcone della Rocca della Repella (Roccella ionica).Successivamente alle incursioni barbariche, la torre fu utilizzata in vari modi: a posto doganale,durante il decennio francese e nel 1831-32, diffusosi il colera in tutta Europa, la Torre venne adibita a posto di Cordone Sanitario, per la necessaria vigilanza sulla riviera. Nelle adiacenze della Torre, e precisamente nella zona di rimpetto al Teatro romano, aldilà della ferrovia Jonica, presso l’arenile marino, furono scoperti gli avanzi di un “Balneum” romano della bassa latinità (III sec. d.C.), con strutture e decorazioni marmoree e pavimentazioni musive.

Da questo cospicuo nucleo termale provengono frammenti di colonne marmoree (di cui qualcuna tortile) e altri pezzi decorativi vari.

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